Osservare senza valutare

Estratto da “Le parole sono finestre (oppure muri)” di M.Rosenberg – Ed. Esserci

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Posso sopportare che tu mi dica quello che ho fatto e quello che non ho fatto.                    E posso sopportare le tue interpretazioni, ma ti prego di non confondere le due cose.

Se vuoi complicare qualsiasi questione ti posso dire come puoi fare:                          confondi quello che faccio con il modo in cui tu vi reagisci.

Dimmi che sei frustrato per i lavori che non porto a termine,                                             ma chiamarmi “irresponsabile” non è certo un modo per motivarmi.

E dimmi che ti senti triste quando dico di “no” alle tue proposte,                                          ma dirmi che sono un uomo freddo e insensibile non aumenterà le tue possibilità.

Sì, posso sopportare che tu mi dica quello che ho fatto o che non ho fatto,                        e posso sopportare le tue interpretazioni, ma ti prego di non mescolare le due cose.

Mosaico

Estratto da ” Il Tao per un anno” di Deng Ming-Dao – Ugo Guanda Editore Milano

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Tessere di cornalina, lapislazzuli e giada, il mosaicista compone il suo disegno un centimetro alla volta.

Ogni pietra da sola vale una fortuna; insieme creano un’unità di valore inestimabile.

 

Non lontano da dove sono cresciuto viveva un artigiano specializzato in mosaici. Quest’uomo accettava incarichi da tutto il mondo e partecipava alla realizzazione di dipinti murali e di sculture di famosi artisti. Aveva cesti e cestelli traboccanti di una varietà di tessere preziose. Alcune erano di vetro rosso, blu e giallo; altre abilmente smaltate. Alcune erano pietre preziose: lapislazzuli, turchese, malachite e ossidiana; altre erano ricoperte di oro e argento, e proprio queste risplendevano per prime quando il mosaicista lucidava il disegno.

Dio può manifestarsi nei particolari, ma è importante avere una visione d’insieme del quadro.

In questo senso, il mosaicista ci offre un esempio prezioso. Egli conosce in partenza il risultato finale, e tuttavia conserva una concentrazione tale da riuscire a comporre enormi quadri partendo da minuscole tessere. Ciò significa conoscere sia il piccolo, sia il grande. Seguiamo il suo esempio, e non ci sentiremo mai piccoli: allo stesso modo non perderemo mai di vista il rapporto tra microcosmo e macrocosmo.

Perchè c’è bisogno di maghi

Estratto da “L’antica saggezza dell’anima” di Deepak Chopra  – Edizioni Sperling

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Per trent’anni mi sono occupato della saggezza dei maghi. Sono andato fino a Glastonbury e ho percorso la West Country, mi sono arrampicato fino al Tor e ho visto la collina dove si ritiene che riposino Artù e i suoi cavalieri. Ma vi è qualcosa di più mistico, il bisogno di trasformazione, che continua a spingermi verso la magia. Trovo sempre più che il nostro tempo abbia estremo bisogno di questa conoscenza. Oggi, da adulto, parlo e scrivo per professione di come raggiungere libertà e soddisfazione totali. Solo di recente ho capito che l’oggetto dei miei discorsi è l’alchimia.

Sono giunto alla conclusione che una chiave interesssante per avvicinarsi a questa materia ci è offerta da una delle più incantevoli relazioni che siano mai state descritte: quella fra Merlino e il ragazzo Artù nella grotta di cristallo.  Il punto di vista di questo libro è che la grotta di cristallo è un luogo privilegiato del cuore umano. È il rifugio sicuro dove la voce della saggezza non conosce paura, dove il tumulto del mondo esterno non può entrare. C’è sempre stato un mago nella grotta di cristallo e continuerà a esserci in eterno: dovete solo entrare e disporvi ad ascoltare.

La moderna umanità vive nel mondo della magia tanto quanto le generazioni passate. Joseph Campbell, il grande insegnante di mitologia, affermava che chiunque se se stia all’angolo di una strada ad aspettare che il semaforo diventi verde è in attesa di muovere un passo nel  mondo dei gesti eroici e delle azioni mitiche. Semplicemente non ce ne accorgiamo. Attraversiamo la strada senza vedere la spada nella roccia ritta sull’orlo del marciapiede.

Il viaggio miracoloso comincia qui. Il momento migliore per cominciare è ora. Il sentiero del mago non ha una collocazione temporale: è ovunque e in nessun posto. Appartiene a tutti e a nessuno. Ecco perchè questo libro non ha altro scopo che quello di reclamare ciò che è già vostro. La prima frase della prima lezione recita: “Vi è un mago in ognuno di noi. Questo mago vede e conosce tutto”.

Questa è l’unica frase del libro che dovete accettare così com’è. Una volta trovato il mago interiore, non c’è più bisogno che altri vi insegni. […] Ho udito Merlino esprimersi fra le risate sopra la mia testa mentre ero all’aeroporto, l’ho sentito sussurrare fra gli alberi mentre scendevo in spiaggia, l’ho ascoltato addirittura per televisione. Se siete aperti, anche una fermata d’autobus può trasformarsi nella grotta di cristallo.

A che cosa serve il sentiero del mago? Serve a tirarci fuori dall’abitudine e dalla noia, verso quel tipo di significato che tendiamo a relegare nel mito, ma che, in realtà, è a portata di mano qui e ora. Essere vivi significa conquistare il diritto di dire ciò che si vuole, di essere ciò che si vuole essere e di fare ciò che si vuole fare. Camelot fu un simbolo di questa libertà. Ecco perchè pensiamo a Camelot con nostalgia e ammirazione. Da allora la vita è diventata difficile.  […]

Tutti desideriamo espanderci in amore e creatività, esplorare la nostra natura spirituale, ma spesso qualcosa ci viene a mancare. Ci rinchiudiamo nelle nostre prigioni. Vi è, però, qualcuno che è riuscito a spezzare i vincoli che rendono ristretta la vita. Ascoltate le parole del poeta persiano Rumi: “Voi siete lo spirito incondizionato catturato dalle condizioni, come un’eclissi di sole.”

Questa è la voce di un mago che non può accettare che l’uomo sia prigioniero del tempo e dello spazio. La nostra eclissi è temporanea. Imparare da un mago significa trovare il proprio mago interiore. Una volta trovata la guida interiore, avrete trovato voi stessi. Il sè è il sole eternamente splendente e può essere temporaneamente eclissato, ma, passate le nuvole, il sole riappare in tutta la sua gloria.

 

 

 

 

 

Al di là della solitudine

Estratto da “Sull’Amore e la Solitudine” – J. Krishnamurti, Ed. Astrolabio

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Continua da ” Perchè la nostra vita è vuota?

Per andare al di là della solitudine, del senso di vuoto, bisogna comprendere come funziona la mente. Che cos’è ciò che chiamiamo vuoto, solitudine? Perché lo chiamiamo vuoto o solitudine? Con che strumento di misura diciamo che è questo e non quello? Qual è il punto di riferimento per definire qualcosa “vuoto” o “solo”? Il punto di riferimento è sempre il passato. Definendolo vuoto, gli applicate un nome e perciò credete di conoscerlo. Ma denominare una cosa non è un ostacolo alla sua comprensione? Molti di noi avvertono questa solitudine da cui vogliamo fuggire. Molti di noi sono consapevoli della povertà interiore, della manchevolezza interiore. Non è una reazione vana, è una realtà, e applicargli un nome non lo risolve. Continua a esserci. Come fare per conoscerne la natura, il senso? Dovete forse dare un nome a qualcosa per conoscerlo? Mi conoscete solo perché sapete come mi chiamo? Mi conoscere solo guardandomi, entrando in comunione con me; ma applicarmi un nome, incollarmi una definizione, mette fine alla nostra comunione. Per conoscere la natura di ciò che chiamiamo solitudine dobbiamo entrare in comunione con essa, e la comunione è impedita non appena le applichiamo un nome. Se vogliamo comprendere qualcosa, dobbiamo in primo luogo smettere di denominarlo. Se volete comprendere pienamente vostro figlio, cosa di cui dubito, che cosa fate? Lo guardate, osservate come gioca, lo studiate. In altre porle, dovete amare ciò che volete comprendere. Se amate una cosa, entrate naturalmente in comunione con essa. Ma l’amore non è una parola, né un nome e né un pensiero. Non potete amare ciò che chiamate solitudine perché non ne fate totalmente l’esperienza, ma l’avvicinate con paura, e non con paura della solitudine, ma di qualcos’altro. Non avete mai riflettuto sulla solitudine perché non sapete che cosa sia in realtà. Non ridete, non è una battuta.[…]
Ciò che chiamiamo senso di vuoto è un processo di isolamento prodotto dal nostro modo quotidiano di entrare in rapporto, perché consciamente o inconsciamente, nel rapporto cerchiamo soltanto l’esclusione. Volete essere gli esclusivi proprietari delle vostre ricchezze, di vostra moglie o di vostro marito, dei vostri bambini. Applicate a una persona o a una cosa la definizione mio, che vuol dire proprietà esclusiva. È questo processo di esclusione che porta inevitabilmente all’isolamento, e poiché nulla può esistere in isolamento si crea un conflitto, dal quel vorremmo fuggire. Tutte le possibili forme di fuga (attività sociali, l’alcol, la ricerca di Dio, la puja*, cerimonie, danze e altre divagazioni) sono sullo stesso livello. Se, nella vita quotidiana, vediamo questo continuo tentativo di fuga dal conflitto, e se vogliamo superarlo, dobbiamo comprendere il nostro modo di rapportarci. Solo quando la mente non fugge più, qualunque sia la forma di fuga, è possibile essere in comunione diretta con quella cosa che chiamiamo solitudine, essere soli. Per rimanere in comunione con essa, dobbiamo diventarle amici, dobbiamo provare amore. Per comprendere qualcosa dovete amarlo. L’amore è l’unica rivoluzione, e l’amore non è una teoria, un’idea astratta. Non si impara sui libri, non dipende da modelli sociali prestabiliti.
La soluzione non va cercata nelle teorie, che non fanno che creare ulteriore isolamento. Si trova solo quando la mente, che è pensiero, non vorrà più fuggire dalla solitudine. La fuga alimenta il processo di isolamento, mentre la verità è che ci può essere comunicazione solo dove c’è amore. Solo allora il problema della solitudine verrà risolto.

 

* Puja – Presso la religione induista e anche in molte tradizioni buddhiste, Pūjā (devanagari पूजा) (dal sanscrito reverenza) è un termine che genericamente indica un atto di adorazione verso una particolare forma della Divinità, che può esprimersi in un’offerta (upachara), un culto, una cerimonia o un rito. Fonte: Wikipedia

 

1 gennaio 2023

Estratto da “Pensieri Quotidiani” 2005 di Omraam Mikhaël Aïvanhov – Edizioni Prosveta

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Il più delle volte, per gli uomini, il futuro è motivo di preoccupazione: essi si chiedono continuamente se si troveranno a corto di denaro, se avranno di che mangiare, se avranno un’abitazione e così via. Sono talmente presi da queste preoccupazioni che dimenticano questioni molto più importanti, commettono errori ai quali dovrebbero rimediare ma che non correggono e, siccome tutte queste situazioni si accumulano, alla fine arriva il momento in cui saranno sommersi, schiacciati.

Per evitare di cadere in un simile ingranaggio, è necessario meditare sulle parole di Gesù: “Non affannatevi dunque per il vostro domani, perchè il domani avrà già le sue inquietudini”

Se ogni giorno controllerete che il vostro comportamento sia sempre impeccabile, il domani sarà interamente libero e sarete disponibili per intraprendere ciò che avrete deciso, rimanendo però ancora vigili per non trascinarvi dietro nulla. In questo modo, ogni nuovo giorno vi troverà liberi, ben disposti, pronti a lavorare, a studiare, ad essere contenti, e tutta la vita assumerà un colore straordinario di felicità e di benedizione.

Prestando attenzione a regolare ogni cosa oggi, implicitamente pensate al domani.