Saggezza moderna da antichi racconti

Estratto da “I desideri dell’anima” di Clarissa Pinkola Estés – Ed Frassinelli

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Le favole finiscono dopo dieci pagine, la nostra vita no. Noi siamo una collana di parecchi volumi. Nella nostra esistenza, se un episodio è una catastrofe, pure ci aspetta un altro episodio, e poi un altro ancora. Si presentano sempre altre occasioni per rimediare, per forgiare la nostra vita nel modo che ci meritiamo di viverla. Non perdete tempo a rimuginare su un fallimento: è un maestro migliore del successo. Ascoltate, imparate, andate avanti. È quel che facciamo con questo racconto. Ascoltiamo infatti l’antico messaggio: apprendiamo i modelli deterioranti per andare avanti con al forza di chi sa intuire le trappole, le gabbie e le esche prima di finirci sopra, o dentro”. *

Si potrebbe pensare che la lettura e l’ascolto delle fiabe si limitino al trasferimento del loro contenuto a cuori e anime giovani o senza età; ma in realtà si tratta di un processo ben più complesso. L’ascolto e la memorizzazione delle fiabe hanno un effetto più simile a quello dell’accensione in noi di una sorta di “interruttore” elettrico. Una volta attivate, le fiabe evocano dalla psiche un sottotesto più profondo, una sagacia che, per tramite dell’inconscio collettivo, giunse in modo innato prima, durante o subito dopo che la prima delicata brezza soffiasse sul corpicino del neonato ancor umido, appena estratto dal grembo materno – del momento esatto non abbiamo coscienza. Sappiamo soltanto che una tale, profonda conoscenza delle essenze contenute nelle storie, seppur non fatta di materia densa, solida, può essere avvertita in modo palpabile dal cuore, dalla mente e dall’anima di chi le ascolta.

Quando la gente ascolta le storie delle fiabe, ne viene encantada, incantata. Benché questo vocabolo sia oggi fin troppo abusato, il suo senso originario rimane puro: dal latino in-cantare, cantare su o a proposito di… al fine di creare. È correlato alla parola canto. Parla di entrare in un terreno misterioso con intatta finezza d’intuito. L’esatto opposto che entrarvi con la mente bloccata da un’ossessione, per esempio, e quindi non più padrona della propria perspicacia.

Quando la gente ascolta le fiabe, non è tanto che le “ascolti”: sarebbe meglio dire che le sta ricordando; sta ricordando delle idee innate. Quando una persona ascolta le storie delle fiabe, qualcosa le rintocca dentro. Un potente viento dulce, il dolce vento del respiro umano che veicola la storia, rivela la vera densità espressiva ed emotiva, la soulfulness o “pienezza d’anima” sottesa a quella storia. Tra alcuni popoli inuit questa qualità è detta anerca: il potere dell’essenza della poesia, amplificato dal suo essere esternata dal respiro del narratore.

Perché da innumerevoli generazioni non ci stanchiamo di raccontare e ascoltare sempre di nuovo queste storie? Perché esse sono come piccoli generatori che ci ricordano i concetti essenziali della vita dell’anima – quelli che spesso ci dimentichiamo temporaneamente, o con i quali smarriamo il contatto talvolta quasi per tutta la vita.

Una fiaba invita la psiche a sognare su qualcosa che sembra familiare, e che spesso tuttavia affonda le sue origini in un tempo remotissimo. Penetrando nel mondo delle fiabe, gli ascoltatori ne re-visionano i significati, “rileggendo con l’intelligenza del cuore” quelle cruciali guide metaforiche che ci ammaestrano sulla vita dell’anima.

* Clarissa Pinkola Estés “Donne che corrono coi lupi”  ed. Frassinelli