I nostri difetti di fabbrica

Estratto da “Forte come l’acqua”  di Filippo Ongaro  – Sperling & Kupfer Edizioni

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Tu ti conosci?
È sicuro che ti conosci
se scopri più difetti in te che negli altri.
C. F. Hebbel (1813-1863)

 

 

Ogni essere umano ha un desiderio innato di semplificare. Vorremmo che le cose fossero bianche o nere, ma di fatto nulla di noi e della vita è così. La natura umana é complessa, contorta, fatta di tanti livelli che non sempre cooperano tra loro. E alla fine siamo, in ogni momento della nostra esistenza, il prodotto di ciò che c’è accaduto fino ad allora: sia delle cose belle sia di quelle brutte che avremmo voluto evitare. E non solo: siamo anche il prodotto, il risultato tangibile di ciò che è accaduto a ogni individuo nella storia della nostra evoluzione.
Tutti i dolori e le gioie, le fatiche e le ricompense che ogni rappresentante della nostra specie ha vissuto lungo la storia dell’evoluzione hanno lasciato una qualche traccia dentro di noi, nel nostro DNA. L’evoluzione non cancella il passato, ma via via, unisce pezzi che forniscono funzionalità aggiuntive. La corteccia cerebrale ci ha permesso di sviluppare il ragionamento complesso, la consapevolezza e il linguaggio, ma non per questo è stata in grado di eliminare la reazione di rabbia del cervello antico che scatta quando qualcuno ci fa un torto.
Ecco perché si distingue il cervello in rettile, paleomammifero e corticale a indicare che rimangono vivi in noi i meccanismi del passato: il cervello rettile è dedicato agli istinti di sopravvivenza, quello paleomammifero alle emozioni e all’affettività e quello corticale al ragionamento razionale, al linguaggio e alla pianificazione. Oggi molti preferiscono parlare di sistema 1 e sistema 2, dove il primo é quello rapido, intuitivo, economico, ma impreciso e impulsivo e il secondo invece razionale, lento, ma dispendioso dal punto di vista energetico. Indipendentemente dalla tipologia di suddivisione, dobbiamo ricordarci che non abbiamo il controllo su tutto, anche se ci piacerebbe averlo. E non sono sono le risposte istintive quelle che non controlliamo completamente, ci sono anche numerosi altri comportamenti che incidono sulla riuscita della nostra vita. Paradossalmente uno di questi “difetti” é che ci crediamo molto razionali, anche se non lo siamo affatto. Mi spiego meglio: se alla fine di un ragionamento giungiamo una conclusione, tendiamo a credere che ci siamo arrivati razionalmente e andiamo inconsapevolmente (ossia irrazionalmente) in cerca di conferme. Così ci convinciamo di avere ragione anche quando è palese che non ce l’abbiamo. Tale meccanismo spesso ci espone a dei rischi evitabili se solo fossimo capaci di avere una visione più obiettiva.

La nostra società si basa su questo ”difetto di fabbrica” e infatti si tende a dare credito a chi si dimostra più convinto e non a chi è più saggio anche nel riconoscere i propri dubbi. Il dubbio, invece di essere apprezzato come una posizione intelligente di fronte a tanti misteri della vita, viene visto come un segno di debolezza. “Se ci crede così tanto deve essere vero”, ci diciamo, ma spesso non lo è. Nella maggior parte dei casi siamo solo di fronte all’ennesimo personaggio borioso convinto di avere sempre ragione. La storia è piena di disastri causati da persone assolutamente convinte di essere nel giusto.        Anche se ci secca ammetterlo, anche se pensiamo di essere razionali nei nostri giudizi nei confronti del mondo e degli altri, a volte non è così. Più spesso di quanto crediamo ci facciamo ingannare dalle apparenze e dall’aspetto esteriore delle persone delle cose. In psicologia viene definito “effetto alone” quel pattern cognitivo per cui la percezione di un tratto viene influenzata dalla percezione di altre caratteristiche della persona. Per esempio, tendiamo giudicare perbene una persona vestita in modo elegante anche se non lo é.
Un altro fenomeno cui siamo esposti in modi che fatichiamo a credere possibili é il condizionamento del gruppo. Da una parte c’è il desiderio di appartenenza e la paura del rifiuto, dall’altra c’è il contagio sociale che avviene a nostra insaputa. Ci facciamo condizionare nei comportamenti, nei gusti e nelle scelte da chi ci circonda. E ovviamente, cambiare strada per esprimere se stessi e la propria originalità risulta assai più difficile che uniformarsi.
Un ulteriore aspetto che limita la nostra interazione con la realtà é il senso di fastidio che ci provocano gli insuccessi. Ogni fallimento così come ciascun piccolo o grande errore potrebbero essere usati come lezioni per apprendere come migliorarci futuro. Ma riflettere su di essi ci dà fastidio e quindi tendiamo a dimenticarcene il più rapidamente possibile. Insomma, troppo spesso crediamo di avere ragione, ci sentiamo meglio degli altri, critichiamo, giudichiamo e ci lamentiamo, ma non abbiamo alcun reale diritto di farlo. L’esempio tipico è la persona che, imbottigliata nel traffico, si spazientisce senza considerare che è tanto vittima quanto causa del traffico stesso. Ci piace sentirci diversi, più razionali e migliori, ma proprio questo compiacimento è un freno a progredire, non tanto rispetto agli altri, quanto a come eravamo ieri.

Il triangolo del dramma

Terzo incontro del ciclo “Relazioni”

 

Conferenza – Ingresso libero

Martedì 1 dicembre ore 20,30-22,30 ca. Online
Sabato 5 dicembre ore 15,00-17,00 ca. In presenza

 

A volte ci troviamo di fronte a richieste di aiuto che non riusciamo a soddisfare  o  siamo   noi stessi ad aver bisogno di sostegno e quello offerto non è adeguato.  Viviamo, quindi,    la frustrazione di non veder soddisfatta una necessità profonda oppure sentirsi incastrati   in rapporti dai quali non traiamo  alcun  conforto.  In  certi  casi,  questi  si esplicano con modalità tali che troviamo una sola possibile soluzione: rassegnarsi per sopravvivere.

Nelle relazioni di questo tipo le persone non sono poste sullo  stesso  piano.  Come  nel conflitto entrano in gioco  i  ruoli di vincitore e vinto,  ma non solo: si presenta  una terza figura.

Chi personifica questa figura? In quale misura questi ruoli influenzano la nostra vita?

Come un baco da seta avete costruito un bozzolo intorno a voi stessi. Chi vi salverà?
Frantumate il bozzolo e uscite fuori come la farfalla meravigliosa, come l’anima libera.

Swami Vivekananda

Adesione entro sabato 28 novembre

La partecipazione in presenza è a numero limitato

Per iscrizione:  contatti

 

Sulla gentilezza

Questo articolo è uscito il 20 febbraio 2009, a pagina 38 nel numero 783 di Internazionale.    L’originale era uscito sul Guardian. In Italia Adam Philipps e Barbara Taylor hanno pubblicato Elogio della gentilezza (Ponte alle Grazie). Le illustrazioni sono di Alessandro Gottardo, in arte Shout.

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La gentilezza, disse l’imperatore e filosofo Marco Aurelio, è la delizia più grande dell’umanità. Nel corso dei secoli altri pensatori e scrittori hanno espresso lo stesso parere. Oggi, invece, molte persone pensano che questa idea sia inverosimile o, quanto meno, molto sospetta. Nella nostra immagine degli esseri umani, la gentilezza non è un istinto naturale: siamo tutti pazzi, cattivi, pericolosi e profondamente competitivi. Le persone sono mosse dall’egoismo e gli slanci verso il prossimo sono forme di autoconservazione.                                                                                                                                               La gentilezza è diventata un piacere proibito. In un certo senso è sempre rischiosa, perché si fonda sulla sensibilità nei confronti degli altri e sulla capacità di identificarsi con i loro piaceri e con le loro sofferenze. Ma anche se il piacere della gentilezza è rischioso, è una delle cose più appaganti che abbiamo. […]

Testo integrale:  https://www.internazionale.it/notizie/adam-phillips/2018/05/31/gentilezza

Ascolta

 (Autore ignoto)

Quando ti chiedo  di  ascoltarmi  e  tu  inizi  a darmi  il  tuo  parere,  non  fai  ciò  che  ti  ho chiesto.

Quando  ti  chiedo  di  ascoltarmi  e  tu inizi a spiegarmi perchè non dovrei provare ciò che provo, calpesti la mia sensibilità.

Quando  ti  chiedo di ascoltarmi  e  tu  pensi  di  doverti  adoperare  per  risolvere  il  mio problema, mi hai frainteso per quanto strano possa sembrarti.

Ascolta! Chiedo soltanto di essere ascoltato. Non parlarmi, non agire…ascoltami soltanto.  I consigli? Roba scadente. Con pochi soldi potrai trovarli su qualsiasi rotocalco. Io posso farcela da solo. Non sono indifeso. Avvilito si, forse anche esitante, ma non sono privo di risorse.

Quando  fai  per  me  ciò  ch’io  potrei  fare  da me,  aggravi i miei timori e il mio senso di inadeguatezza.  Ma  quando  semplicemente  acccetti  che  io  provo  ciò  che provo, per quanto assurdo possa sembrarti, allora posso smettere  di  convincere  te  e  adoperarmi   per capire cosa cova sotto questo mio sentimento irrazionale.

E  quando  finalmente  colgo  l’invisibile  anche  le  risposte  si palesano e non mi servono consigli.  I  sentimenti  irrazionali  acquistano  significato  quando  si  comprende  ciò  che nascondono.

Forse è per questo che la mia preghiera funziona a volte, con alcuni…perchè Dio è muto   e non dà consigli. Non corregge.  Lui (o Lei)  ascolta soltanto  e  ti lascia fare il tuo lavoro   per arrivare a comprendere da solo.

Dunque, ti prego, ascolta e senti ciò che dico e se anche tu vuoi parlarmi, lasciami finire. Aspetta, tra un attimo sarà il tuo turno e allora sarò io ad ascoltarti.

Modalità prossime conferenze

La conferenza “Il Conflitto” di sabato 31 ottobre alle  ore  15,00  si terrà  in  presenza   come  di  consueto con il  vincolo del numero di presenze.

Le adesioni entro il 29 ottobre.

 

 

La conferenza del 3 novembre alle ore 20,30  si terrà in on line.

Si prega chi è  interessato di  segnalare la propria adesione,  completa di  numero di telefono e indirizzo email  utilizzando il modulo nella pagina dei  contatti .  Si  invierà  il  link  di  accesso  alla piattaforma via email.

Le adesioni entro il 1 novembre.